lunedì 2 gennaio 2017

Diario: riflessione su mancanza di stipendio e allattamento


Sono le 4.29 del mattino. 
Mi sono svegliata perché avevo sete e nonostante mi sia addormentata tra le braccia del mio amore ora sono nervosa.
So già che starò sveglia per un po' così ho aperto il diario per scrivere e liberarmi di qualche peso. Mi sento presa in giro dall'azienda per cui lavoro che non mi ha fatto un pagamento, purtroppo è una situazione che si sta ripetendo da un po' quindi mi ritrovo davanti ad uno schema che necessita di essere cambiato.
La prima cosa da fare è andare fino in fondo non tanto nel chiarimento con l'azienda ma dentro di me e vedere come mai energeticamente non accetto una regolarità nei pagamenti e direi anche nel nutrimento; poiché i soldi sono una fonte di nutrimento e lo stipendio può essere paragonato al cibo e in modo particolare ai latticini.
Non ho avuto negli ultimi anni problemi con il latte ma in questi ultimi giorni il bere latte mi ha creato un po' di problemi. Non proprio una intolleranza ma problemi allo stomaco e intestino.
Per lo stomaco la domanda da farmi è "cosa non digerisco di questa situazione? " e la risposta è che mi sento ingannata soprattutto perché mi fidavo del titolare e della sua parola.  Anche se mentalmente so che ci sarà una spiegazione dentro ho molta rabbia perché non ci si comporta così.  È come quando prometti qualcosa d'un bambino e poi dici "si..dopo te lo do" sperando che il bambino se ne dimentichi.
Scrivere queste righe mi ha riportato alla mente quando ero neonata e avevo fame. Mia madre mi dava il latte in polvere, quindi (mamma scusami) un surrogato, un sostituto del vero nutrimento. Io sono la 4° figlia e quando sono nata io c'era la moda dell'allattamento ad orari fissi.
Quindi mia madre mi dava il biberon solo in certi orari (più o meno, non ero di certo abbandonata a me stessa, ho avuto la fortuna di essere molto seguita da mia madre) io ovviamente avevo fame e piangevo. Quando arrivava questo latte ero così nervosa che lo stomaco si chiudeva e vomitavo tutto. Da quel momento dovevo aspettare il prossimo pasto.... quindi un costante bisogno di cibo e nutrimento (perché per il bambino è molto più di un po di latte) e il rigettare quel poco che arrivava.
Inoltre il clima non era molto idilliaco perché rigettato il latte mia madre non era felicissima e questo posso ampiamente capirlo. Diciamo che la parte adulta di me vede la situazione è capisce.
Una neonata che piange, il sentirla piangere fino ad un certo orario cercando di calmarla con acqua e camomilla, cercare di anticipare un po l'orario del biberon perché non ne puoi più ma il pediatra ti ha detto che è meglio cosi (e per una mamma sentire piangere il bambino è frustrante come lo è non poterlo allattare) dargli il latte e dover ripulire dappertutto perché lo rigetta. Magari aggiungiamo ci che è piena notte e che io non ho dormito per nulla e ho richiesto la sua presenza quasi tutto il tempo. Ora è facile immaginare la "gioia" di mia madre e i pensieri che può avermi trasmesso in quei momenti.

Dall'altra parte è necessario rientrare in contatto con la parte bambina di quel momento. Lei come lo viveva?
Senza dubbio aveva fame, ma non era solo fame fisica ma tutto quello che c'è dietro al momento del pasto di un neonato. La necessità fisica di doversi nutrire e dover dipendere completamente da un adulto, piangi per richiamare la sua attenzione.  Di solito quando il bambino piange, orario si orario no alla mamma inizia ad uscire il latte.  Quindi c'è questo imput in ognuno di noi, in ogni essere umano. Ma io potevo piangere anche dei giorni ma a mia madre non veniva il latte...ma un biberon.
E poi c'è oltre al nutrimento fisico l'essere presi in braccio, il contatto fisico, tutto in insieme di azioni che dovrebbero essere idilliache.  Ma anche stressanti perché cosa può pensare un neonato (ebbene si siamo capaci di pensare fin dal primo istante che nasciamo e anche un po prima.....!) che da solo non può che fare minimi movimenti ostacolati da vestitini e copertine. L'avere bisogno di qualcosa e dipendere completamente da qualcuno che è fuori e fino a poco tempo prima non succedeva perché il corpo che ti accoglieva ti dava nutrimento in qualsiasi momento. Avevi una temperatura costante e un costante contatto con il battito cardiaco della madre. Ora ti ritrovi in un bel lettino con lenzuola nuove e profumate (ma che non hanno nulla a che fare con l'odore della mamma) solo, senza la certezza del battito cardiaco della mamma e in attesa che ti vengano a prendere e ti arrivi il cibo e magari un po di contatto fisico. Quindi inizi a piangere perché hai bisogno del nutrimento e non ti arriva e la paura è enorme. E se la mamma non  c'è più? Se non arriva? Se non arriva c'è la morte certa.

H 5.16 frustrazione perché sono a letto a scrivere sul cell. questo post è non mi ha salvato l'ultima modifica! 😢

Dicevamo....
Il terrore si da sentire e finalmente due braccia ti prendono. E ti danno il biberon. Caldo? Tiepido? Giusto?  Inizi a mangiare e mangi tutto velocemente perché non sai quando è se ci sarà il prossimo pasto.
Per qualche secondo ti senti bene ma poi stomaco e intestino si ribellano.
Da adulti sapete quanto poco piacevole sia vomitare o avere una colica. Immaginate un neonato che fino a poco prima non aveva problemi nel l'utero con questi due organi. ...
Lo stomaco si contrae e fa male. Non digerisce questo cibo e tanto meno la situazione, il bambino si spaventa ancora di più perché non sa che fare e la mamma sembra non accorgersi del suo dolore allo stomaco. Così fa l'unica cosa che sa di poter fare piange e il pianto lo porta a vomitare tutto ciò che ha ingerito. Addio pasto e nutrimento. A livello di intestino il nutrimento non viene assimilato e quindi emotivamente parlando nemmeno il nutrimento emotivo. 
E ancora c'è paura. Calmato con un po di camomilla e la "gioia" di mia madre che deve pulire tutto.
Ecco questo è stato il mio imput con il nutrimento e di conseguenza con il denaro che al giorno d'oggi sostituisce quel latte.
Quindi la costante attesa e la delusione, la rabbia e la paura, il tormento.
Ma qui si trova anche la radice dei problemi alimentari che da 40 anni mi tengono compagnia.

H 5.29 sono esausta.  È stata un'ora intensa e qualche spunto scrivendo è venuto fuori. Dormo un po..... poi ci lavoro su....

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