Sono le 4.29 del mattino.
Mi sono svegliata perché avevo sete e
nonostante mi sia addormentata tra le braccia del mio amore ora sono
nervosa.
So già che starò sveglia per un po' così ho aperto il diario per
scrivere e liberarmi di qualche peso. Mi sento presa in giro
dall'azienda per cui lavoro che non mi ha fatto un pagamento, purtroppo è
una situazione che si sta ripetendo da un po' quindi mi ritrovo davanti
ad uno schema che necessita di essere cambiato.
La prima cosa da fare è andare fino in fondo non tanto nel chiarimento
con l'azienda ma dentro di me e vedere come mai energeticamente non
accetto una regolarità nei pagamenti e direi anche nel nutrimento;
poiché i soldi sono una fonte di nutrimento e lo stipendio può essere
paragonato al cibo e in modo particolare ai latticini.
Non ho avuto negli ultimi anni problemi con il latte ma in questi ultimi
giorni il bere latte mi ha creato un po' di problemi. Non proprio una
intolleranza ma problemi allo stomaco e intestino.
Per lo stomaco la domanda da farmi è "cosa non digerisco di questa
situazione? " e la risposta è che mi sento ingannata soprattutto perché
mi fidavo del titolare e della sua parola. Anche se mentalmente so che
ci sarà una spiegazione dentro ho molta rabbia perché non ci si comporta
così. È come quando prometti qualcosa d'un bambino e poi dici
"si..dopo te lo do" sperando che il bambino se ne dimentichi.
Scrivere queste righe mi ha riportato alla mente quando ero neonata e
avevo fame. Mia madre mi dava il latte in polvere, quindi (mamma scusami) un surrogato, un sostituto del vero nutrimento. Io sono la 4° figlia e
quando sono nata io c'era la moda dell'allattamento ad orari fissi.
Quindi mia madre mi dava il biberon solo in certi orari (più o meno, non
ero di certo abbandonata a me stessa, ho avuto la fortuna di essere
molto seguita da mia madre) io ovviamente avevo fame e piangevo. Quando
arrivava questo latte ero così nervosa che lo stomaco si chiudeva e
vomitavo tutto. Da quel momento dovevo aspettare il prossimo pasto....
quindi un costante bisogno di cibo e nutrimento (perché per il bambino è
molto più di un po di latte) e il rigettare quel poco che arrivava.
Inoltre il clima non era molto idilliaco perché rigettato il latte mia
madre non era felicissima e questo posso ampiamente capirlo. Diciamo che
la parte adulta di me vede la situazione è capisce.
Una neonata che piange, il sentirla piangere fino ad un certo orario
cercando di calmarla con acqua e camomilla, cercare di anticipare un po
l'orario del biberon perché non ne puoi più ma il pediatra ti ha detto
che è meglio cosi (e per una mamma sentire piangere il bambino è
frustrante come lo è non poterlo allattare) dargli il latte e dover
ripulire dappertutto perché lo rigetta. Magari aggiungiamo ci che è
piena notte e che io non ho dormito per nulla e ho richiesto la sua
presenza quasi tutto il tempo. Ora è facile immaginare la "gioia" di mia
madre e i pensieri che può avermi trasmesso in quei momenti.
Dall'altra parte è necessario rientrare in contatto con la parte bambina di quel momento. Lei come lo viveva?
Senza dubbio aveva fame, ma non era solo fame fisica ma tutto quello che
c'è dietro al momento del pasto di un neonato. La necessità fisica di
doversi nutrire e dover dipendere completamente da un adulto, piangi per
richiamare la sua attenzione. Di solito quando il bambino piange,
orario si orario no alla mamma inizia ad uscire il latte. Quindi c'è
questo imput in ognuno di noi, in ogni essere umano. Ma io potevo
piangere anche dei giorni ma a mia madre non veniva il latte...ma un
biberon.
E poi c'è oltre al nutrimento fisico l'essere presi in braccio, il
contatto fisico, tutto in insieme di azioni che dovrebbero essere
idilliache. Ma anche stressanti perché cosa può pensare un neonato
(ebbene si siamo capaci di pensare fin dal primo istante che nasciamo e
anche un po prima.....!) che da solo non può che fare minimi movimenti
ostacolati da vestitini e copertine. L'avere bisogno di qualcosa e
dipendere completamente da qualcuno che è fuori e fino a poco tempo
prima non succedeva perché il corpo che ti accoglieva ti dava nutrimento
in qualsiasi momento. Avevi una temperatura costante e un costante
contatto con il battito cardiaco della madre. Ora ti ritrovi in un bel
lettino con lenzuola nuove e profumate (ma che non hanno nulla a che
fare con l'odore della mamma) solo, senza la certezza del battito
cardiaco della mamma e in attesa che ti vengano a prendere e ti arrivi
il cibo e magari un po di contatto fisico. Quindi inizi a piangere
perché hai bisogno del nutrimento e non ti arriva e la paura è enorme. E
se la mamma non c'è più? Se non arriva? Se non arriva c'è la morte
certa.
H 5.16 frustrazione perché sono a letto a scrivere sul cell. questo post è non mi ha salvato l'ultima modifica! 😢
Dicevamo....
Il terrore si da sentire e finalmente due braccia ti prendono. E ti
danno il biberon. Caldo? Tiepido? Giusto? Inizi a mangiare e mangi
tutto velocemente perché non sai quando è se ci sarà il prossimo pasto.
Per qualche secondo ti senti bene ma poi stomaco e intestino si ribellano.
Da adulti sapete quanto poco piacevole sia vomitare o avere una colica.
Immaginate un neonato che fino a poco prima non aveva problemi nel
l'utero con questi due organi. ...
Lo stomaco si contrae e fa male.
Non digerisce questo cibo e tanto meno la situazione, il bambino si
spaventa ancora di più perché non sa che fare e la mamma sembra non
accorgersi del suo dolore allo stomaco. Così fa l'unica cosa che sa di
poter fare piange e il pianto lo porta a vomitare tutto ciò che ha
ingerito. Addio pasto e nutrimento. A livello di intestino il nutrimento
non viene assimilato e quindi emotivamente parlando nemmeno il
nutrimento emotivo.
E ancora c'è paura. Calmato con un po di camomilla e la "gioia" di mia madre che deve pulire tutto.
Ecco questo è stato il mio imput con il nutrimento e di conseguenza con il denaro che al giorno d'oggi sostituisce quel latte.
Quindi la costante attesa e la delusione, la rabbia e la paura, il tormento.
Ma qui si trova anche la radice dei problemi alimentari che da 40 anni mi tengono compagnia.
H 5.29 sono esausta. È stata un'ora intensa e qualche spunto scrivendo è venuto fuori. Dormo un po..... poi ci lavoro su....
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